Pomigliano, la FIAT e i diritti negati


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LA PROCURA DI NOLA HA INVIATO ALL’AD DI FIAT SERGIO MARCHIONNE e all’Ad di Fabbrica italiana Pomigliano (Fip), Sebastiano Garofalo, l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari del pm per non aver ottemperato al riconoscimento dei diritti sindacali alla Fiom e per non aver superato la discriminazione nei confronti degli iscritti Fiom.

Nella nota sdegnata, il Lingotto definisce l’iniziativa «l’ennesima espressione dell’inusitata offensiva giudiziaria avviata dalla Fiom nei confronti della Fiat, con la promozione, sulla sola questione del riconoscimento dei diritti sindacali, di 62 ricorsi…» lamentandosi che «per il solo fatto di aver cercato di avviare (…) un sistema di relazioni innovativo ed adeguato alle esigenze del mercato attuale, si trovi ad essere destinataria di un interminabile, strumentale ed infondato contenzioso ». In realtà non va confusa la discriminazione nel confronti degli iscritti Fiom di Pomigliano (definita, nella nota Fiat, «asserita ») con il contenzioso relativo ai diritti sindacali (definiti, con aggettivo più inquietante, «cosiddetti»), per quanto le due problematiche siano, come si dirà, tra loro connesse. Allo stesso tempo non va confusa la sanzione penale – che la legge prevede in caso di inosservanza e di inottemperanza all’ordine del giudice – con «l’interminabile» contenzioso civile promosso dalla Fiom non per capriccio, ma proprio per difendere «i cosiddetti diritti sindacali». Quanto a questi ultimi, per cercare di negare la rappresentanza alla Fiom all’interno dei propri stabilimenti, Fiat ha fatto di tutto: ha dato disdetta di tutti gli accordi in essere nel gruppo, è uscita da Federmeccanica per «sganciarsi» dall’Accordo Interconfederale del 23 luglio che aveva introdotto le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie), tornando così al vecchio istituto delle Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali), unicamente perché l’art. 19 Statuto dei lavoratori che le disciplina prevede per il riconoscimento del sindacato il requisito dell’essere firmatari della contrattazione collettiva applicata in azienda, oltre all’iniziativa da parte dei dipendenti. Come afferma Fiat nella sua nota (fornendo cifre peraltro inesatte), molti giudici hanno proposto una lettura «costituzionalmente orientata» della norma statutaria, altri no, ed altri ancora hanno rinviato la questione alla Corte Costituzionale, che la affronterà il prossimo 2 luglio. Ma per Pomigliano, in particolare, il Tribunale di Torino ha dichiarato antisindacale la condotta di Fiat, sancendo il diritto della Fiom a costituire le Rsa.

L’azienda risponde indignata alla Procura di Nola ma in questi anni non ha mai rispettato le sentenze

A quel punto l’azienda, per fare in modo che non vi fosse l’iniziativa da parte dei dipendenti, ha semplicemente evitato di assumere iscritti ai metalmeccanici Cgil: tra i primi 1893 riassunti da Fip alla primavera del 2012, non risultava alcun iscritto alla Fiom: di qui l’ordinanza del Tribunale di Roma – poi confermata dalla Corte d’Appello di Roma – che nell’ottobre 2012 intimava a Fip di assumere entro 40 giorni i 19 iscritti Fiom ed entro il 17 aprile di assumerne altri 126. È in questo contesto che interviene il colpo di genio della direzione Fiat: a febbraio 2013 l’azienda ha annunciato che tutti i dipendenti passati dalla vecchia Fga a Fip, sarebbero ritornati a Fga entro il 1 marzo 2013, e da quella data Fip, la tanto sbandierata ed indispensabile newco, non avrebbe avuto più dipendenti. La sorte dei lavoratori viene disciplinata da un accordo sindacale (separato) che li ripartisce in tre aree: mentre per i lavoratori dell’area A e B è prevista una sostanziale continuità produttiva (tranne temporanei cali di mercato), l’area C sarà interessata dal maggior ricorso alla cassa integrazione, senza che vengano garantiti effettivi criteri di rotazione. E, guarda caso, i 19 dipendenti Fiom vengono destinati proprio all’area C, dal momento che l’assegnazione alle aree A e B è condizionata dall’aver lavorato negli ultimi 6 mesi, in ragione di un pretestuoso criterio. Sembra proprio il gioco delle tre carte, per prendere in giro la magistratura: se si solleva la carta Fip, quella nei cui confronti sono stati presi i provvedimenti antidiscriminatori, non si trova più nulla. Sarà sufficiente per consentire all’abile giocoliere di passarla liscia, bypassando le decisioni dell’autorità giudiziaria? È forse proprio questo che la procura di Nola cerca di comprendere, con un’iniziativa definita «sconcertante» da chi non si avvede di quanto lasci sconcertati e sbigottiti tanta arroganza. D’altra parte, si sa, se l’acqua del ruscello è sporca la colpa è dell’agnello, certo non del lupo.

Alberto Piccinini Legale Fiom-Cgil

04/04/2013 |  Unità

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